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Biblioteca di Orientalistica del Dipartimento di Studi umanistici

La Biblioteca sorse nel 1963, in concomitanza con la costituzione dell'Istituto di Indologia, fondato dal prof. Oscar Botto, con sede in Palazzo Campana, inizialmente come sezione della Biblioteca dell'Istituto di Glottologia, allora diretto dal prof. Giuliano Bonfante.
Nel 1969 fu trasferita presso il Palazzo delle Facoltà Umanistiche (Palazzo Nuovo), con ingresso da via Roero di Cortanze 5, dove confluirono anche le raccolte del fondo Paul Kahle, acquistato nel 1965.
La Biblioteca divenne dipartimentale nel 1989, contestualmente alla costituzione del Dipartimento di Orientalistica,fino al 31 dicembre 2011.

A decorrere dal 1° gennaio 2012 è stato costituito il Dipartimento di Studi Umanistici "StudiUm", nel quale è confluito l'ex Dipartimento di Orientalistica.

Dal 2001 la Biblioteca è allocata presso il pregevole complesso delle Antiche Vetrerie, con ingresso da Via Giulia di Barolo 3/A, non lontano dal Palazzo delle Facoltà Umanistiche.

 

Antiche Vetrerie: cenni storici  
Il complesso delle Antiche Vetrerie è stato acquistato dall'Ateneo Torinese a titolo oneroso nel luglio e nel novembre 1999.
La sua attuale facies risale alla prima metà dell'Ottocento, per cui risulta sottoposto ai vincoli della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici in Piemonte.
Si trova nell’isolato di San Gerolamo, compreso tra via Verdi a nord, via Giulia di Barolo a est, via Po e piazza Vittorio Veneto a sud, via sant’Ottavio a ovest.
Il complesso risulta attualmente composto da:
1) ex Vetrerie Berruto
2) ex Istituto Cairoli, ora Palazzo Gorresio
3) Calandrino

1. Vetrerie Berruto
Tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento era attiva a    Torino, nella Contrada di Po, una fabbrica di vetri e cristalli che fu trasferita a Chiusa Pesio (CN) nel 1759, a causa degli approvvigionamenti difficoltosi di acqua e legno che erano fondamentali per la lavorazione del vetro. La fabbrica a Torino trovò la sua sistemazione definitiva nel Settecento sul bastione di Sant’Antonio, che venne spianato dopo la demolizione delle mura cittadine durante l’occupazione francese di torino. Intorno agli anni 1825-1826 la struttura divenne "Grande magazzino" e nel primo Ottocento raggiunse il massimo sviluppo; dal 1831 al 1835 venne ridisegnato l’edificio dove si attuava la vendita dei prodotti della fabbrica di Chiusa Pesio, su disegno dell’architetto e ingegnere italiano Benedetto Brunati (Torino, 1784-Torino, 1862). Il complesso era ormai definito nella sua forma attuale, con due corpi paralleli, separati da un ampio cortile e collegati da una manica più stretta (cfr articolo di Valerio Barello dal titolo "La biblioteca del dipartimento di Scienze del Linguaggio e letterature moderne e comparate dell’Università degli Studi di Torino" in "Studi e ricerche. Quaderni del Dipartimento di Scienze del Linguaggio e letterature moderne e comparate dell’Università di Torino", Alessandria, Edizioni dell’Orso, 3, 2008, p. 307-309). Fin dai primi anni del Novecento la vetreria, di proprietà della famiglia Avena, fu utilizzata come magazzino per la vendita di vetri e cristalli dalla ditta Trombotto & C. e poi dalla ditta Berruto, Giordani e Scioldo, infine dalla ditta Berruto che, nella sua attuale denominazione ha sede nella vicina piazza Vittorio Veneto.

2. Palazzo Gorresio
Gli ambienti dell’attuale palazzo Gorresio hanno ospitato fino al 1997 l’Istituto Scolastico Cairoli. Prima l’edificio costituiva l’abitazione dei proprietari e degli uffici delle Vetrerie e, nei primi anni dell’Ottocento, presentava ancora solo due degli odierni quattro piani fuori terra.
Terminato il restauro dei decori, dei pavimenti in legno e dei caminetti, i locali sono ora diventati sede del Dipartimento di Orientalistica (studi dei docenti e della Segreteria Amministrativa), che dall'1/1/2012 è confluito nel nuovo Dipartimento di Studi umanistici, delle Aule di lezione e della redazione della Rivista di Scienze Religiose.
Il palazzo è stato intitolato all’abate Gaspare Gorresio (Bagnasco-CN, 1808-Torino, 1891), considerato il fondatore dell’indologia indiana ed eminente sanscritista; tenne infatti a Torino dal 1852 al 1855 l’insegnamento di Lingua e letteratura Sanscrita, il primo del genere in Italia (link al sito di TorinoScienza, articolo del prof. Pennacchietti). Gorresio nell’arco di un trentennio, dal 1843 al 1870, tradusse il Ramayana, poema indiano di Valmici in XI volumi; dal 1869 al 1870 pubblicò anche un’editio minor in 3 volumi (cfr. Dizionario biografico degli italiani, vol. 58: Gonzales-Graziani, Roma : Istituto della Enciclopedia italiana, p. 93-96).

3. Calandrino.
Si tratta di una manica indipendente, che ospitava un'attività di deposito e vendita di materiali edili, trasferitasi nel 1998 in un’altra sede, sempre a Torino. L’edificio, il cui nome Calandrino rappresenta anche l’attuale ragione sociale della ditta, ospita al primo piano la Sezione di Ebraistica dell'ex Dipartimento di Orientalistica; nel piano interrato trovano invece sede gli uffici della biblioteca del dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Moderne e Comparate.

 

 

La Biblioteca afferisceal Dipartimento di Studi Umanistici.